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Fantozzi alla riscossa

Ormai in pensione, il ragioniere Ugo Fantozzi viene additato ai giovani funzionari dal presidente della Ditta, che per tutta la vita lo ha vessato e sbeffeggiato, come il modello di chi non riuscirà mai a far carriera. Fantozzi ha sempre il conforto della tenera e paziente moglie Pina, ma ora vuol dare altre prove di sè. Comincia con la sua scimmiesca nipotina Ughina per farsene il manager nella dura via dei provini cinematografici e gli va male. Continua approfittando della nomina a giudice popolare, ma in un processo contro mafiosi il suo atteggiamento coerente e intrepido non gli procura che guai e rischi (perfino una piovra nel letto). Cacciato in carcere, ne esce ed uno psicanalista, che gli fa confessare angosce e umiliazioni, lo scoraggia dichiarandolo inguaribile. Fantozzi prende quindi lezioni da un giovane teppista e con sconosciuta sfrontatezza riesce a farsi riassumere in Ditta, finendo pero' in carcere per un diluvio di firme - sue, ma ciecamente apposte - su documenti e mandati. Mentre lui è in prigione, Pina scrive sul marito un libro di successo ma, sentendosi ora annegato nel ridicolo, Fantozzi chiede e ottiene il divorzio. Vorrebbe a questo punto sposare la sempre sospirata signorina Silvani, ma la villetta che ha fatto cercare dal geometra Filini (una ex Chiesa sconsacrata, un prefabbricato tirato su in una quasi marrana alla periferia di Roma), crolla addosso a tutti e tre. Non gli resta che cercare la moglie ideale tramite agenzia e computer. E il computer gliela trova nella ex moglie Pina, che arriva al discreto appuntamento sull'Aventino con un garofano rosso in mano giusto nel bel mezzo di una manifestazione di donne socialiste.

Trama

 

Ormai in pensione, Fantozzi viene precettato dalla Mega Ditta soltanto durante l'incontro annuale tra il Duca Conte ed i giovani neoassunti. In queste occasioni Barambani lo descrive come l'esempio da non seguire se si vuole far carriera nell'azienda: incalzato dal suo ex principale, Fantozzi è costretto a dichiarare di essere "una merdaccia".

 

Nel primo episodio vero e proprio avviene il primo tentativo fantozziano di riscattare la sua miserabile esistenza: la nipote Uga viene scelta da alcuni sceneggiatori come attrice per un film di fantascienza e subito l'ex ragioniere ne approfitta per diventare il suo agente. Quando però la signora Pina scopre che la parte data alla nipote è quella di una scimmia, le vieta di partecipare alla pellicola mandando a monte i sogni di gloria del marito.

 

 

 

Nel secondo episodio Fantozzi diventa giudice popolare e viene chiamato ad esprimere il suo parere durante un processo contro alcuni ferocissimi mafiosi. Essi tenteranno dapprima di corromperlo, ma Fantozzi rifiuta sdegnosamente le loro offerte: infuriati, i malavitosi, non potendo stuprare la bruttissima figlia Mariangela, tenteranno di violentarlo e gli piazzerano una piovra viva nel letto, come ultimo segno di avvertimento. Spaventato per la sua incolumità fisica, pur di farli assolvere l'ex ragioniere si addossa tutte le loro colpe e viene condannato a 6 mesi di reclusione.

 

Nel terzo episodio Fantozzi si reca da uno psicanalista della USL per tentare di risolvere il suo complesso di inferiorità: tuttavia egli lo accusa di essere veramente inferiore ed il povero Ugo è costretto a recarsi da un terribile hooligan inglese che gli tiene corsi di grinta e determinazione consistenti in atti di vandalismo nichilista. Fra questi, rifare la celebre scena del film Amici miei, schiaffeggiando i passeggeri affacciati ai finestrini di un treno in movimento (ma invece che in partenza, è un treno in arrivo: i passeggeri scendono e lo malmenano). L'hooligan gli toglie poi i vestiti e gli lascia le scarpe,le calze e il cappello e gli scrive nella pancia un tatuaggio che ha come nome Fantocci.

   
   

Dietro le quinte